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giovedì, 20 maggio 2004
reggersi agli appositi sostegni
troppi casini, troppo grandi. e da sempre. senza un minuto di pausa. mai una tregua. che anche quando li dimentico loro sono là, in agguato.
ci sono trenta gradi, soffro il caldo e ho freddo. le mani sono vuote e rosse. e viola a seconda della situazione.
non so come reagire, cosa fare. è sempre tutto uguale, ciclico, come la messa in onda di kenshiro sulle tv regionali private, che prima o poi lo sai che torna.
mi illudo un po', sembra che nonostante tutto possa farcela e poi ricado. non abbastanza in basso da reagire, abbastanza in basso da star male però. ogni giorno insoddisfatto, ogni giorno con la speranza che accada qualcosa.
dovrei riuscire ad abbandonare le zavorre che mi bloccano, non tutte che è impossibile. alcune, quelle che posso. quelle che vedo.
dovrei smetterla di tenermi durante i viaggi in metropolitana, smetterla di rubare il calore lasciato da una mano sconosciuta su quel maledetto palo. così immobile, così ambito da tutti i passeggeri. che quel calore poi è così effimero. di così piccola entità che è quasi impercettibile per delle mani normali, non per le mie però.
dovrei prendere gli scossoni, cercare l'equilibrio, cadere. rialzarmi.
e invece ho le mani così fredde e vuote che anche d'estate vanno lì, per aggrapparsi a qualcosa.
perchè d'estate, a stare solo nell'ombra, si formano gli iceberg. e gli iceberg pesano.
cazzo se pesano.
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